Alla “Pinacoteca Gianni e Marella Agnelli” di Torino è in corso fino al prossimo 29 agosto una mostra davvero imperdibile.
Si tratta di una nutrita selezione di opere da un museo anticonvenzionale e ricco di stimoli, sia nel contenuto che nell’allestimento, come pochi spazi istituzionali riescono ad essere.
Parliamo del “Museum of Everything” inaugurato a Londra lo scorso anno e già meta di pellegrinaggio per molti tra i più noti artisti, critici, musicisti e scrittori, che spesso sono stati invitati a confrontarsi attraverso il loro lavoro, con le opere esposte in questa particolare collezione.
Ma cosa contiene in realtà un museo di tutte le cose?
Proprio quell’insieme di dipinti, sculture, installazioni, libri, pupazzi e manufatti che solitamente non entrano a far parte dei musei tradizionali o delle gallerie d’arte.
E cioè “lavori di medium, minatori e mistici, autodidatti, artisti ossessivi e visionari o artigiani con disabilità che operano al di fuori delle norme estetiche convenzionali”.
Uno tra tutti è l’artista indiano Nek Chand (1924), con una storia alle spalle degna di una fiaba.
Modesto impiegato dei trasporti della città di Chandigarh , nel 1958 comincia a realizzare alcune sculture d’uomini e animali utilizzando materiali di scarto
dalle demolizioni e dai cantieri edili.
Tutte le sue creazioni vengono segretamente sistemate e allestite in un’area abbandonata, un terreno boscoso e non edificabile che nel tempo viene abusivamente colonizzato da centinaia dei suoi personaggi.
Dopo quattordici anni le autorità indiane scoprono casualmente questo sito artistico illegale e invece di distruggerlo decidono fortunatamente di sostenerlo e promuoverlo, dando vita nel 1976 al “Rock Garden” ora divenuto una vera e propria attrazione per i turisti.
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