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IL PREMIO GRILLPARZER-3

Gerstner_Vienna_June_2006_003

Da Gerstner intendevamo mangiare uno o due sandwich subito prima della cerimonia, per prevenire eventuali malesseri o mancamenti nel corso della procedura.

La zia era già al Gerstner, definì accettabile la mia metamorfosi e pronunciò il suo famoso massì.

Quanto a me, erano anni che non indossavo un abito, anzi fino a quel momento mi ero presentato sempre e solo in pantaloni e maglione, perfino a teatro andavo, semmai, solo in pantaloni e maglione, soprattutto pantaloni di lana grigia e un ruvido maglione di lana di pecora di un colore rosso squillante che un Americano di buon umore mi ha regalato subito dopo la guerra.

In questa tenuta, ricordo, ero andato un paio di volte a Venezia ed ero stato anche al famoso teatro la Fenice, fra l’altro per una rappresentazione del Tancredi di Monteverdi diretta da Vittorio Gui, e con quegli stessi pantaloni e maglione ero stato a Roma, a Palermo, a Taormina e a Firenze, nonché in quasi tutte le altre capitali d’Europa, senza contare che quegli indumenti li portavo quasi sempre anche in casa: più consunti erano i pantaloni e maglione, più ci ero affezionato; per anni mi ero fatto vedere solo con quei pantaloni e quel maglione indosso e ancor oggi gli amici di allora mi chiedono che ne è stato di quei pantaloni e quel maglione, quegli indumenti li ho portati per più di un quarto di secolo.

Tutt’a un tratto, ripeto, sul Graben e a un paio d’ore dalla cerimonia della consegna del Premio Grillparzer, quegli indumenti concresciuti per decenni con il mio corpo li avevo trovati inadatti a una celebrazione.

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