
IL MALESSERE DEI CONTADINI DEL TESSILE E LA CONTA PER IL “MADE IN ITALY”
Dopo la mobilitazione di Biella, Como e Varese a che punto siamo?
Il presidente degli imprenditori della moda Michele Tronconi chiese al Premier: “Punti i piedi a Bruxelles e ci porti a casa il regolamento sul made in”.
Berlusconi presente a Milano Unica disse: “La questione della tracciabilità di un prodotto e la guerra assoluta alla contraffazione sono dei pilastri. Mi impegno personalmente perché si arrivi alla soluzione di un problema troppo a lungo posticipato”.
Cali del 30%,50% ed anche del 70% hanno messo in crisi il modello che per decenni ha fatto la fortuna della moda: l’essere “filiera” dai produttori di filati, ai tessitori, ai confezionisti e infine ai distributori. Questa è la terza stagione con il segno meno.
L’obiettivo è di introdurre in Italia una legge che imponga di poter conoscere tutta la “storia” di un prodotto e dare l’etichetta “Made in Italy” solo a ciò che è stato prodotto in Italia.
Dice Tronconi “ il tessile ha bisogno dell’abbigliamento così come le grandi firme hanno bisogno dei fornitori tessili che permettono loro di essere propositivi e veloci”.
MA IL NOSTRO TESSILE NON FARA’ LA FINE DELLA NOSTRA CIVILTA’ CONTADINA?
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