Incetta di statuette dorate per Il discorso del re, ma per conquistare l’ambito premio oggi non bastano un bravo regista o un cast strepitoso. Si deve passare per i laboratori di neuroimaging.
Nei giorni scorsi sono stati assegnati i prestigiosi Oscar. Mattatore della serata è stato Il discorso del re di Tom Hooper, che ha ricevuto il premio come miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura originale. Oltre alla statuetta dorata per Colin Firth, protagonista maschile del film.
Ma alla fine dei conti, ” the winner is…” il cervello umano. Siamo entrati nell’era del neurocinema, infatti, quella dove i film non si fanno solo con cinepresa e ciak, ma anche con l’ elettroencefalogramma. In poche parole, sempre più produttori di Hollywood si affidano ad aziende specializzate che mostrano il film a spettatori selezionati, studiando le reazioni del cervello per capire cosa funziona o meno, quali scene vanno tagliate e così via. È molto probabile che chi ha vinto l’ Oscar, in parte lo debba al neurocinema.
La tecnica è una derivazione del neuromarketing, una disciplina che da diversi anni viene applicata in campo pubblicitario. Si tratta di una sorta di evoluzione dei focus group, dove le reazioni del cervello di alcuni volontari vengono registrate e analizzate da un’equipe di tecnici specializzati e di ricercatori, tramite encefalogramma, risonanza magnetica funzionale (fMri), analisi della conduttanza cutanea, tracciamento degli occhi e altre tecnologie biometriche.
Tuttavia, siamo entusiasti del successo di questo film, che è incredibile, un must see!
28 febbraio 2011 di Sergio Pennacchini
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