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TAMARA DE LEMPICKA TAMARA DE LEMPICKA: GUERRIERA DI UNA GENERAZIONE DI MUTANTI.

 

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“Le donne sono le Erinni, le Amazzoni, le Semiramidi, le Giovanna d’Arco” tuonava Valentine de Saint Point nel suo scandaloso “Manifesto della donna futurista“.

Il mondo dell’arte del primo novecento era, infatti, il campo di battaglia per donne che dicevano basta agli angeli del focolare; che rinnegavano le dolci donzelle da balcone; che distruggevano lo stereotipo delle donne- vetrina.

Donne che stavano portando avanti una vera e propria mutazione antropologica dell’universo femminile.

Tamara era tutto questo: era una donna che fumava in pubblico, amava uomini e donne senza distinzioni di genere, trattava i suoi mariti come fossero conti corrente e tiranneggiava su una figlia che le aveva fatto provare la tragedia della maternità.

Tamara era l’essenza della donna maschia osannata dalle futuriste; era una donna indipendente, libera ed emancipata.

Era un’artista che disegnava come un uomo, delineava contorni netti e marcati con manine da falegname, riempiva atmosfere di lussuria.

Alcuni critici d’arte, pertanto, definirono i suoi quadri “ammalianti”, come se avessero respirato l’anima decadente dell’artista.

Tamara era una femme fatale che amava gli abiti lussuosi; Tamara era la flapper ribelle; era una vergine guerriera che riuscì a tirar fuori uno dei suoi mariti dalle prigioni della Russia rivoluzionaria; era una donna-elettricità dallo sguardo ossessivo che non rivelò mai la sua età.

Tamara era una di quelle mutanti che trasformarono la donna da schiava a madre di eroi. (Valentine de Saint Point, 1910)

 

 

“Erano altri tempi ed era estremamente difficile per una donna essere riconosciuta come un’artista.

I critici dell’epoca preferivano concentrarsi sui miei modi eccentrici di vivere la vita.” (Tamara)

L’abito artigianale delle popolazioni dell’artico è testimoniata dai parka e dagli Inupiat e dallo stivale eschimese in pelle di foca, decorato con sottili bande applicate di pelle dipinta in rosso giallo e nero. L’arte magico- religioso, così caratteristica di questa cultura, illustrata dalla mano perforata di una maschera tunghak in legno. La produzione del parka impermeabile, che sottolinea con efficacia il giusto impiego dei materiali naturali per ottenere il risultato migliore, era di grande  importanza per ottenere la sopravvivenza in un ambiente ostile. I parka, confezionati con strisce di intestino di leone di mare o di foca, erano tenuti assieme da cuciture ingegnose e impermeabili a base di tendini.12_tdl058~_tamara-de-lempicka_madame-allan-bott

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