

La Sindone è il lenzuolo di lino che, secondo la tradizione cattolica, avrebbe avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro.
Fino al 23 Maggio sarà in esposizione alla Cattedrale di Torino, a lato dell’Altare Maggiore.
Sono previsti circa 2 milioni di visitatori.
L’emozione che da’ la visita è qualcosa di indescrivibile sia per i credenti che per i non credenti.
La Sindone compare storicamente in maniera documentata attorno al 1350, nelle mani di Geoffroy Di Charny: l’uomo era uno dei soldati più stimati di Francia, e venne fatto due volte prigioniero dagli inglesi in combattimento.
Per adempiere ad un voto fatto in prigionia, Geoffroy fondò una chiesa, nel 1353 a Lirey, e donò la Sindone ai sacerdoti.
Dopo il passaggio avvenuto nel 1353 a Lirey, la Sindone restò in custodia ai canonici; ma nel 1415 Margherita di Charny, discendente di Geoffroy, si riprese la Sindone, originando una controversia aspra con i sacerdoti della locale chiesa.
La donna cedette la Sindone nel 1453, dietro pagamento di una grossa somma, ai Savoia, che la portarono a Chambery.
La notte del 4 dicembre 1532 un incendio divampò nella cappella dov’era custodita la Sindone, che scampò alla distruzione per un vero miracolo; il reliquiario d’argento che conteneva il lenzuolo salvò la Sindone, anche se qualche goccia di argento, fuso dal calore violento, riuscì a bucare il lenzuolo.
Venne rattoppato due anni più tardi dalle Clarisse; le toppe applicate dalle religiose sono ben visibili, così come è visibile la trasposizione della Sindone su una tela d’Olanda, applicata dalle religiose.
Nel 1578 la Sindone venne trasportata a Torino e l’ultimo re d’Italia, Umberto II, donò la Sindone nel 1983 alla chiesa cattolica, che ne lasciò la custodia alla diocesi di Torino.
La Sindone è in lino, intrecciato a mano, con lavorazione a spina di pesce; l’ordito è a trama 3:1, usato anticamente presso i popoli dell’area medio orientale; tuttavia anche nel 1400 in Europa è stato usato lo stesso ordito.
L’uomo della Sindone è molto alto, con una statura compresa tra i 175 e i 183 cm. una statura compatibile con le caratteristiche dei popoli semitici.
Non c’è alcun dubbio che l’uomo della Sindone sia stato adagiato già cadavere sul lenzuolo; così come non c’è dubbio che vi sia rimasto a contatto per un massimo di 40 ore, non essendoci traccia, sul lenzuolo, di segni di putrefazione.
Ci sono tracce di sangue, di gruppo AB, coagulato.
Alcuni studiosi contestano l’antichità del sangue stesso, sostenendo la tesi che esso sia stato apposto in epoche successive.
Il corpo presenta tracce di crocifissione, con due ferite ai poli, sinistro e destro, due ai piedi e una al costato.
Questo corrisponde a quanto narrato nei Vangeli, sopratutto per la parte delle ferite ai polsi, segni di un’inchiodatura del corpo proprio secondo l’uso romano, per altro praticamente sconosiuto nel medioevo, epoca in cui si pensava che i romani crocefiggessero i condannati con chiodi nel palmo della mano.
Quindi dei punti fermi ci sono; un corpo umano crocifisso, posto già morto sul telo; un lino antico, con lavorazione antica; un fenomeno di trasposizione dell’immagine sul sudario che non è stato possibile replicare in alcun modo.
La Sindone è oggetto di scontro con tratti anche violenti fra sostenitori della sua autenticità e sostenitori della sua artificialità.
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