Pensare a Shirin Neshat significa identificarla con le sue fotografie.
Le donne velate che interpreta nelle sue immagini in rigoroso bianco e nero, con la splendida calligrafia araba che ricopre ogni centimetro di pelle come una decorazione fatta con l’henné, sono ormai famose.
L’artista iraniana nata a Qazvin,nel 1957, ha usato volentieri il suo corpo come dimensione dell’arte e lo ha fatto affrontando temi sociali scottanti e molto attuali, come l’uso del chador o la condizione femminile nella cultura islamica.
Temi che sempre più spesso sono all’origine di pregiudizi e incomprensione, tra il mondo Orientale e quello Occidentale.
Ma anche quando Shirin mette il dito sulla piaga del terrorismo o della violenza, lo fa con una innata inclinazione alla bellezza e all’ambiguità del messaggio, perché quello che le interessa di più è il dato poetico ed emotivo della visione.
Inoltre per lei che vive tra il paese d’origine e New York non è importante prendere una posizione univoca sulle cose ma sollevare degli interrogativi e tentare di scardinare l’approccio stereotipato e spesso disattento che dimostriamo verso culture differenti.

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