Uno degli artisti più eccentrici ed eclettici della storia dell’arte, lo spagnolo Salvador Dalì, pittore, scultore, cineasta, designer che amava dichiarare “si
deve sistematicamente creare scompiglio, ciò mette in moto il processo creativo”, incontra a metà degli anni ‘30 una geniale e pioneristica stilista italiana, nata alla fine dell’ottocento, Elsa Schiaparelli.
Tra le prime creatrici di moda ad adottare le nuove scoperte tecniche come la cerniera lampo, a comprendere il futuro del pret a porter e a dare un tema monografico oltre che spettacolare alle sue sfilate Elsa è anche ricordata come l’inventrice del rosa shocking.
Aristocratica e colta era abituata a confrontarsi con i massimi esponenti della cultura del tempo, soprattutto in ambito surrealista, il movimento di cui Dalì è stato la bandiera.
In sintesi il surrealismo intendeva conquistare ogni
campo artistico con il suo immaginario al di sopra della realtà, radicato in quel mondo allucinato dei sogni e dell’inconscio, che la recente nascita della psicanalisi aveva scoperchiato. Elsa collaborerà anche con Jean Cocteau, celeberrimo poeta e regista che disegnerà per lei alcuni motivi e profili che saranno ricamati da Lesage su tessuti e vestiti sorprendenti.
Assieme a Dalì inventerà creazioni folli e indimenticabili come l’abito con cassetti, che ricorda le opere del pittore dove è il corpo femminile ad aprirsi come un mobile, l’abito a scheletro dove la schiena porta in rilievo una imbottitura a forma di vertebre e il famoso cappello a forma di scarpa indossato come testimonial dalla moglie dell’artista, Gala, la musa di tutta una vita, modella di quasi tutti i suoi dipinti sacri e di svariati ritratti.


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