
Stracci di un’umanità dissolta
“Personnes” è l’impressionante installazione creata da Boltanski per il Grand Palais di Parigi : abiti abbandonati come metafora del nostro destino.
Il titolo contiene in sé i germi dell’ambiguità.
Perché in francese vuole dire persone ma anche nessuno.
Questo artista ossessionato dalla morte che cerca di costruire un argine allo scorrere del tempo.
Tonnellate di abiti smessi, gusci vuoti appartenuti a chissà chi, si potrebbe riassumere nel precetto apparentemente impraticabile di “ricordarsi degli sconosciuti”.
Ama ripetere che “una mostra non è un luogo di divertimento ma un luogo dove, se non pregare, dobbiamo almeno riflettere”.
Boltanski ci consegna un’opera che lascia un segno profondo, chiamando in causa tutti i nostri sensi.
Intanto il freddo, glaciale, non ha voluto il riscaldamento perché anche il gelo diventasse un elemento dell’esperienza totale che ogni sua opera deve essere.
“Lo spettatore non deve essere davanti ma dentro l’opera, che deve avvolgerlo completamente. “Personnes” è stata concepita per essere un’esperienza dura”
“Giunti a una certa età si ha la sensazione costante di attraversare un campo minato: si vedono gli altri morire intorno a sé, mentre senza ragione noi sopravviviamo. Fino al momento in cui non salteremo anche noi”.
Giunto all’età matura, i suoi quesiti si fanno anche più universali e ci pongono l’eterna domanda sul nostro destino ultimo.


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