NUMERI

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Numeri pari e in punta di coltello.

Riti e jella alla tavola dei romani.

“Non è vero……..ma ci credo” diceva Benedetto Croce, parlando delle superstizioni.

Timore antico, quello della “jella”.

Che sia un’eredità dei romani?

In effetti, i nostri più lontani antenati erano superstiziosissimi.

Basta pensare alla quantità di riti propiziatori e di gesti scaramantici che circondava i loro pasti.

Oggi facciamo di tutto per non essere tredici a tavola?

Per i romani i numeri da evitare erano molti di più: tutti quelli pari.

Ma i rischi esistevano, ed erano molti, anche se il numero dei convitati era dispari.

Entrare nella sala da pranzo (triclinium) con il piede sinistro era foriero di sventure, così come portare il cibo alla bocca con la mano sinistra.

Diventato, poi, una regola di bon ton, usare la destra era un comportamento così importante che lo si insegnava ai bambini:

“Se allungano la mano sinistra – scrive Plinio – vengono sgridati”.

Per questo (per avere la destra libera) si mangiava stando appoggiati sul gomito sinistro: come è ben noto i romani non mangiavano seduti ma sdraiati sui letti tricliniari.

Ma torniamo alle superstizioni: altri rischi incombevano su chi smetteva per ultimo di mangiare e si alzava per ultimo da tavola: se era celibe e nubile rischiava di non sposarsi.

Non meno pericoloso alzarsi durante il pasto:

si rischiava di morire entro l’anno.

Non bisognava infilare la carne con la punta del coltello: significava infilare i morti, che si riteneva continuassero ad abitare dove erano vissuti.

Vi erano poi parole e argomenti che bisognava evitare: se qualcuno parlava di un incendio, ad esempio, bisognava versare acqua sotto alla tavola, per spegnerlo simbolicamente.

E guai a chi rovesciava la saliera: esattamente come oggi.

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