
Come un film, la sfilata di Dolce & Gabbana vuole emozionare.
“I vestiti ci interessano poco – provocano – puntiamo ai sentimenti!”.
Così i modelli escono a piccoli gruppi, raccontano una storia fatta di abiti che sono un inno alla Sicilia: la canottiera rifatta in maglia – l’ultima uscita, con i 90 ragazzi insieme, è una citazione della prima sfilata uomo del duo, 20 anni fa esatti – i jeans strappati, il velluto, il fustagno.
Le immagini di Baarìa inondano la passerella. “Quel film è stato un amore immediato” dicono gli stilisti e alcune scene sono all’origine del lavoro creativo.
Sicilianità, sensualità, sartorialità: è un ritorno alle radici, ma senza nostalgia.
Emporio Armani ha presentato una collezione sui toni del grigio illuminata da flash di fluo. Pantaloni stretti “anatomici”, le giacche corte con spalle piccole: “E’ una moda funzionale – dice Armani – può permetterselo solo chi ha un certo fisico”.
Recupero delle radici anche per Burberry, che declina tutto in chiave militare: silhouette oversize per il parka con fodera in montone e linea slim per il cappotto in lana spugnata idrorepellente.
Denim im blu scurissimo e trattamento da sartoria.
Zegna festeggia i 100 anni dell’azienda, rispolvera il tessuto n.1 alleggerendolo e ne fa una serie di abiti grintosi da portare con la polo.
Trussardi gioca a mixare cuoio, cervo, tartan, per capi classici ma mai noiosi.
Pignatelli presenta un montone stile dottor Zivago.
C.P. Company mette il cappuccio a tutto, anche alla camicia, e attrezza il giaccone di maschera antismog.
Jil Sander impreziosisce caban e blazer con dettagli staccabili tono su tono.
Costume National fonde uno nell’altro i tessuti dei completi rock: la maglia sfuma nel panno, il gessato diventa flanella.
dressspace blog Un nuovo sito targato WordPress
