
Simbolo di stile e libertà
Non solo casualwear: un classico che contagia persino l’alta moda.
Jean Paul Gautier punta sulla tela non lavata, D&G riporta alle atmosfere del West americano. Il denim riscopre le origini.
Il nodo epocale sono ancora gli anni 80. Fu allora che il denim, da che era una questione di puro workwear, di contestazione e controcultura, diventò parte del vocabolario della moda, per restarci. Grazie al lavoro pionieristico di un retailer come Elio Fiorucci, di creatori quali Marithé e Francois Girbaud, Enrico Coveri e Franco Moschino, e di
innovatori del calibro di Adriano Goldschmied (Genious group) e i suoi discepoli Claudio Buziol (Replay) e Renzo Rosso (Diesel).
Basta guardarsi attorno per capire.
Un abbigliamento che accomuna uomini e donne, è il caposaldo di ogni guardaroba che si rispetti.
Il jeans è piacevole al tatto, confortevole addosso, richiede poca o nessuna cura.
Come una seconda pelle si plasma sul corpo man mano che lo si usa, prendendone le forme in una sorta di simbiosi assoluta tra persona e indumento.
La tela è così resistente da poter essere sottoposta virtualmente a ogni tipo di trattamento.
Per la primavera-estate 2010 il denim torna protagonista.
Gautier opta per la tela blu non lavata e D&G torna alle origini puntando al Lontano West con gonnoni di sangallo, cinture texane e chaps da ruvido mandriano.
Riemerge l’iconografia della cowgirl e quella del cowboy.
Oggi che di sogno e avventura c’è bisogno più che mai, il jeans diventa il volano di una fuga consapevole dal mondo
come è, alla ricerca di quello che dovrebbe essere.
È un jeans sexy, ruvido e seducente più che mai. Vero.
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