
Dai Beatles a Madonna, così il rock ha influenzato il modo di vestirci.
Il patto d’acciaio (e di business) tra popstar e stilisti.
Il libro “La rivolta dello stile” del sociologo Ted Polhemus e del critico musicale Pierfrancesco Pagoda affronta e ricostruisce l’alleanza tra dischi e abiti.
Tutto questo va avanti da mezzo secolo, da quando la musica pop – intesa nel senso più vasto di quel gran calderone che va dal rock’n’roll all’elettronica, dai Beatles a Madonna – è diventata fenomeno di massa stringendo un patto d’acciaio con la moda. Il patto modaiolo fra musicisti e fan è indissolubile, passando da un genere musicale all’altro, da un look all’altro.
Il fenomeno Beatles con la collaborazione di Mary Quant ha creato folle adoranti che copiavano il loro modo di vestire, le loro pettinature.
Negli anni 70 i Sex Pistols con la moda punk proposta da Vivienne Westwood, sono stati un’affare sia per i negozi di dischi che per le boutique; le strade si riempirono di ragazzi borchiati con creste, latex nero e anfibi.
Negli anni 80 gli Spandau Ballet creano il New Romantic, di derivazione neo-gotica con raso nero e lucido, camicie sbuffanti e ciuffi malandrini.
Mentre in America le periferie nere fiorivano di rap, break-dance e naturalmente di moda da strada.
Gli anni 90 con i Nirvana e il loro look Grunge riempiono le vie di mezzo mondo di ragazzi vestiti con camicioni a scacchi e bermuda over-size.
“Quando la musica pop e gli stilisti iniziarono ad andare a letto insieme ci si chiese chi avrebbe divorato l’altro – scrive Polhemus. E’ triste, ma pare che entrambi siano stati annientati dall’atto coniugale”.
dressspace blog Un nuovo sito targato WordPress