
11 settembre 1914 Giacomo Balla
L’umanità si vestì sempre di quiete, di paura, di cautela o d’indecisione, portò sempre il lutto, o il piviale, o il mantello.
Il corpo dell’uomo fu sempre diminuito da sfumature e da tinte neutre,
avvilito dal nero, soffocato da cinture, imprigionato da panneggiamenti.
Fino ad oggi gli uomini usarono abiti di colori e forme statiche, cioè drappeggiati, solenni, gravi, incomodi e sacerdotali.
Erano espressioni di timidezza, di malinconia e di schiavitù, negazione della vita muscolare, che soffocava in un passatismo anti-igienico di stoffe troppo pesanti e di mezze tinte tediose, effeminate o decadenti.
Tonalità e ritmi di pace desolante, funeraria e deprimente.
OGGI vogliamo abolire:
1. – Tutte le tinte neutre, “carine”, sbiadite, fantasia, semioscure e umilianti.
2. – Tutte le tinte e le foggie pedanti, professorali e teutoniche. I disegni a righe, a quadretti, a puntini diplomatici.
3. – I vestiti da lutto, nemmeno adatti per i becchini. Le morti eroiche non devono essere compiante, ma ricordate con vestiti rossi.
4. – L’equilibrio mediocrista, il cosidetto buon gusto e la cosidetta armonia di tinte e di forme, che frenano gli entusiasmi e rallentano il passo.
5. – La simmetria del taglio, le linee statiche, che stancano, deprimono, contristano, legano i muscoli; l’uniformità di goffi risvolti e tutte le cincischiature. I bottoni inutili. I colletti e i polsini inamidati.
dressspace blog Un nuovo sito targato WordPress