
La continua presenza del surrealismo nella nostra società
Il surrealismo passando da Salvator Dalì a Viktor e Rolf
Salvator Dalì ed Elsa Schiaparelli furono la vera personificazione di un binomio antico come l’arte stessa, quello fra il sogno e la moda.
Il movimento surrealista, che travolse ogni campo del sistema culturale degli anni ’20, definì infatti le coordinate di un nuovo modo di fare moda, in cui si era liberi di immaginare, di svincolarsi dalla realtà, di rendere il corpo molle, inconsistente, estraneo alle leggi fisiche.
Fu proprio questa esigenza di modellare “creature oniriche” che spinse Elsa Schiaparelli a delegittimare le proporzioni della figura femminile, a capovolgerne il significato, a trasformare il famoso femminino in una semplice cassettiera.
Le grandi figure del periodo surrealista, i già citati Dalì e Schiaparelli, i meno noti Lee Miller e Man Ray, oltre a regnare nel campo delle avanguardie artistiche del primo novecento, sembrano resuscitare nelle attuali passerelle di Haute Couture, come sottolinea un servizio fotografico di Tim Walzer pubblicato sul numero di Vogue di Marzo; “incubi e sogni” dominano anche le sfilate del pret à porter dove i nordici Victor & Rolf sconvolgono la più classica delle gonne in tulle e la rendono una mela morsa da chissà quale verme.
La donna non scopre, ma copre, involve, torna al principio di se stessa e si trasforma addirittura in un uovo.
Le modelle sono spiriti, sirene, fate piumate, le prime attrici di questa
“grandiosa tragedia che chiamano arte moderna” (Salvator Dalì, 1950).
Alessia Rafanelli
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