
A quel punto i cosiddetti ospiti d’onore avevano già preso posto. Ma la festa naturalmente non aveva inizio.
E soltanto io e la zia sapevamo perché.
Laggiù sul palco signori inquieti andavano avanti e indietro a intervalli sempre più ravvicinati, come se cercassero qualcosa. E in effetti qualcosa stavano cercando, e cioè me.
Il frettoloso andirivieni di quei signori sul palco durò qualche tempo, nel corso del quale in sala si era già diffusa una certa agitazione.
Nel frattempo era arrivata anche la ministra della Ricerca Scientifica e aveva preso posto in prima fila.
Era stata accolta e accompagnata al suo posto dal presidente dell’Accademia, che si chiamava Hunger.
Anche una serie di altri cosiddetti notabili a me sconosciuti erano stati accolti e accompagnati nella prima e nella seconda fila.
Tutt’a un tratto vidi che un signore sul palco sussurrava qualcosa all’orecchio di un altro signore e contemporaneamente indicava con la mano tesa la decima o undicesima fila, soltanto io sapevo che stava indicando me.
Ora accadde quanto segue: il signore che aveva sussurrato qualcosa all’orecchio dell’altro signore indicando me, scese nella sala e venne esattamente fino alla mia fila, e si fece largo, in questa fila, fino a me.
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