![balzac[1]](http://www.dressspace.it/wp-content/uploads/2009/10/balzac1.jpg)
(Tours 1729- Paris 1850)
Balzac nel suo “Traitè de la vie élégante” si rifà a Brummel.
Le idee di Brummel sull’eleganza avevano decisamente fatto presa. I suoi assunti avevano ispirato un giornale come “La moda” e Balzac li recupera insistendo sul rapporto tra abbigliamento e architettura.
Balzac prende a prestito da Brummel, oltre all’idea che la vita elegante sia strettamente legata ad una società umana perfetta, due caratteristiche fondamentali del dandy :
– la necessaria sobrietà resa possibile dall’abito nero su indumenti bianchi
,
– l’importanza di non farsi notare.
Secondo Balzac l’eleganza del dandy trae origine dalla disintegrazione dell’ancien regime che conosceva solo il lusso.
Lo smantellamento delle antiche strutture sociali attuato dalla rivoluzione, con la vendita dei beni nazionali, l’eliminazione del diritto di primogenitura, la suddivisione delle fortune, l’abolizione della nobiltà, ha rimesso in discussione il concetto di vestire. All’arte monumentale succede l’eleganza: il lusso della semplicità.
Da allora il vestito serve a manifestare le differenze socio culturali giacchè – scrive Balzac in uno dei suoi testi:![balzac_honore[1]](http://www.dressspace.it/wp-content/uploads/2009/10/balzac_honore1.jpg)
Il bruto si copre
Il ricco e lo sciocco si agghinda
L’uomo elegante si veste
Di conseguenza è facile comprendere quanto sia importante la moda, che in questa fase però riguarda solo la classe improduttiva e la voglia di distinguersi.
Balzac la guarda con grande favore, perché crea dei bisogni, assicura la circolazione del denaro, dà un certo dinamismo sociale. Le sue implicazioni sono quindi economiche, psicologiche e umorali.
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