
L’armamentario è quello della massaia frustrata, con materiali d’uso quotidiano come le buste della spesa, gli scarti della raccolta differenziata, i biscotti e le piume, la carta stagnola e i bigodini, ma l’effetto è quello onirico e affascinante di una fiaba.
Così Enrica Borghi, tra le giovane artiste più apprezzate in Italia crea i suoi abiti-scultura, o le sue estese installazioni che ricostruiscono con gli stessi materiali fittizi delle stanze d’abitazione o degli show-room di moda.
Ad una sua esposizione possiamo trovare quindi, tappeti di biglie colorate, o strascichi luccicanti fatti di bottiglie di
plastica, delicate sottovesti in nylon e accessori e collane di carta luccicante da cioccolatino.
Il gioco è quasi sempre quello della seduzione o di un corpo evocato, sottinteso, da rivestire, ma i vestiti da regina che risplendono sotto le luci delle gallerie sono composti spesso di rifiuti.
Un messaggio che può essere interpretato sia in chiave ambientalista che come parodia ludica e domestica di un lusso effimero, di una favola fasulla che si è accorta del Re nudo.

dressspace blog Un nuovo sito targato WordPress