
Quante volte ci siamo sentiti qualche cosa di più di artigiani.
Quante volte ci siamo sentiti artisti nell’esercizio della nostra attività.
Per due volte, nella storia del mondo occidentale, assistiamo al fenomeno dell’elevazione dei cultori delle arti visive dal rango di semplici artigiano al livello di artisti ispirati: nella Grecia del IV secolo e nell’Italia del ‘400.
Tra i due fatti non esiste legame, sebbene gli scrittori e gli artisti del Rinascimento ricordassero gli antichi tempi gloriosi in cui, a loro parere gli artisti erano i favoriti dei re e godevano la venerazione del popolo.
Questo archetipo stimolò l’imitazione: non pochi artisti della Rinascenza si
videro nelle vesti di Apelle, mentre i mecenati aspiravano a emulare Alessandro Magno. L’imitazione tuttavia fu effetto, e non causa, della mutata situazione.
Può darsi che i sociologi siano in grado di stabilire analogie strutturali fra la Grecia e l’Italia dei due periodi critici; ma sta il fatto che in Grecia quell’evoluzione avvenne sullo sfondo di un’organizzazione sociale fondata sull’antitesi di liberi schiavi, mentre in Italia essa sorse dal seno di un organismo politico feudalmente integrato.
Nonostante le diverse radici sociali e culturali e l’intervallo di quasi due millenni, gli artisti emancipati si videro attribuire tratti di carattere molto simili, basati verosimilmente su un’analogia di comportamento.
Ci limitiamo qui a constatare questo fatto singolare, senza pretendere di spiegarlo. Accenneremo soltanto che la particolare posizione dell’artista nella società, non può essere dissociata dal fatto che a differenza della gente comune egli ha avuto sempre il potere di attrarre e affascinare un pubblico, primitivo o raffinato che fosse. Il foggiatore di idoli infonde nei suoi artefatti una sorta di magica vitalità; il creatore di opere d’arte avvolge gli spettatori come in un’aura fatata.
Anche se è vero che in civiltà d’alto livello come l’ellenistica e la rinascimentale qualcosa del reverenziale timore dell’uomo primitivo per l’oggetto magico si trasferisce all’artista-stregone, rimane tuttavia un mistero come gli artisti, in periodi così remoti l’uno dall’altro, mostrino d’avere tanto in comune fra loro.

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