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C'E' UNA GUERRA DA COMBATTERE

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C’è una guerra da combattere. Su 10 prodotti italiani nove sono imitati. Il paradiso del falso è il sud est Asiatico. Tirano le fila Cina e Corea, subito dopo c’è l’Italia cui spetta la prima posizione in Europa del falso. È un sistema consolidato che lungo la penisola dà lavoro, prevalentemente in nero, nelle aree del napoletano, nel pratese e nell’hinterland milanese.

Sta crescendo d’importanza anche il problema delle indicazioni fallaci, ad esempio capi di abbigliamento la cui etichetta porta la dicitura “Made in Italy” nonostante siano stati realizzati altrove.

Nel 2004 è stata varata la legge istituzionale dei desk-anti contraffazione. Si tratta di funzionari che monitorano in loco l’industria del falso nelle aree a rischio del mondo.

Occorrerebbe anche intensificare i controlli doganali e  rendere obbligatoria in tutta l’unione europea l’etichettatura che certifichi la provenienza del prodotto, come hanno già fatto Usa e Cina.

Ma il compito più difficile rimane sensibilizzare il consumatore sul fatto che dietro questo fenomeno si nasconde una vera e propria truffa. L’acquisto di un prodotto contraffatto deve perdere quella pseudo innocenza che lo accompagna. Si potrebbe cominciare nelle scuole. Ma la presa di coscienza deve avvenire soprattutto nelle aziende, le quali devono prevedere e pretendere controlli quando delegano all’esterno e devono assicurarsi di operare con fornitori e negozianti onesti.

La difesa del Made in Italy è un investimento che il sistema Paese nel suo insieme deve compiere per tutelare un patrimonio nazionale che produce reddito, occupazione e benessere sociale.

Sempre che non sia già troppo tardi.

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