

Probabilmente se disponessi di una macchina del tempo, è lì che vorrei andare, al cabaret Voltaire di Zurigo nel 1916, dove è nato il “dadaismo” il movimento artistico più divertente di tutti i tempi, che ha fatto del gioco la più alta delle espressioni umane.
Era scoppiata da poco la prima guerra mondiale e nella Svizzera neutrale erano confluiti, intellettuali e artisti d’ogni genere e nazionalità, rifugiati e dissidenti, obiettori e pacifisti da tutta Europa .
È così che per caso o per necessità, il meglio dell’intellighenzia e del fermento continentale si ritrova nello stesso posto, con una gran voglia di dimenticare la brutalità del momento storico, annullare la tradizione artistica del passato e far sentire una ventata provocatoria d’aria nuova.
Il regista teatrale Hugo Ball, fonda questo mitico cabaret e nel locale riunisce amici artisti come Hans Arp, musicisti, filosofi e scrittori come Tristan Tzara (il teorico del gruppo) dando vita a serate ironiche e dissacranti dedicate all’arte, al teatro con i costumi cubisti e bidimensionali di Sonia Delaunay, alla nuova e rivoluzionaria musica negra, alle danze africane di Sophie Tauber (moglie di Harp) nella doppia veste di coreografa e costumista, alle letture di rumorosi e cacofonici poemi simultanei, dove le voci si sovrappongono nel caos generale.
Lui stesso va in scena con costumi improbabili che sono diventati leggendari e che rispondono alla vocazione nonsense di tutto il dadaismo.
Il pubblico non sempre comprende le performance di questo gruppo di geniali pazzoidi e spesso protesta lanciando ortaggi e scatenando risse, senza rendersi conto che quello a cui stava assistendo era un momento d’oro della avanguardia artistica del Novecento.

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