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IL PREMIO GRILLPARZER-4

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Nel sedermi da Gerstner, ebbi a un tratto la sensazione che i pantaloni mi andassero stretti, ma con un paio di pantaloni nuovi, pensai, si ha probabilmente sempre questa sensazione, pure la giacca mi parve all’improvviso troppo stretta, e anche riguardo alla giacca pensai che la cosa fosse normale.

Ordinai un sandwich e ci bevvi sopra un bicchiere di birra.

Chi aveva ricevuto prima di me quel cosiddetto Premio Grillparzer? chiese mia zia, e lì per lì mi venne in mente soltanto Gerhart Hauptmann, l’avevo letto una volta per caso e proprio in quell’occasione ero venuto a sapere che esisteva un Premio Grillparzer.

Il premio non viene assegnato con regolarità, ma solo di caso in caso, dissi, e pensai che tra un’assegnazione e l’altra trascorressero addirittura sei o sette anni, talvolta forse solo cinque, di preciso comunque non lo sapevo, e non lo so neppure oggi.

Anche la solenne consegna del premio, com’è naturale, mi rendeva nervoso, e cercai di distogliere i pensieri miei e della zia dal fatto che all’inizio della cerimonia mancasse ormai soltanto mezz’ora, raccontandole l’inaudità enormità che proprio nel bel mezzo del Graben avessi preso la decisione di comprarmi un abito per la cerimonia e che per me fosse stata una cosa ovvia entrare in quel negozio sul Kohlmarkt in cui si possono acquistare i completi inglesi delle ditte Chester Barrie e Burberry.

Perché, già che c’ero, non avrei dovuto comprare un abito di prima qualità, seppure di confezione? mi ero detto, e così il completo che ora indossavo era un abito della ditta Barrie.

La zia si limitò a palpare di nuovo la stoffa, e fu soddisfatta della qualità inglese. Del taglio non disse nulla. Era quello classico.

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